Chi sono io…  mi riassumo un po’:

 

Vent’anni or sono mi sono ritrovato a chiedermi chi fossi, cosa volessi … insomma tutte quelle domande che ti fai a venticinque anni. Avevo due anime  forti e contrapposte da non saper/poter scegliere… cosa fare di tutta quella propensione creativa (che poi è sensibilità)  e come abbinarla a quelle capacità sviluppate attraverso l’educazione genitoriale. La capacità di focalizzarmi sugli obiettivi, di analizzare, progettare, perseverare, mettere a sistema per intenderci mi è  stata trasmessa da un educazione dura. Quasi militare. A tratti vissuta come una forzatura, oggi una delle grandi fortune che riconosco.

E’una storia fatta di difficoltà, lutti e mancanze che ti risparmio. Che non nascondo però, perché oggi trovo in quei periodi difficili la spinta emotiva che ha dato via alla mia storia professionale.

Comunque tra un lutto ed una serie di opportunità professionali, arrivò una chiamata da una società  di formazione, anzi mi chiamò Vittorio (Vittorio Simonelli il vero padre delle attività musicali nel training in Italia), uno dei primi ad osare realmente con metodi innovativi…  è così che sono entrato in contatto con la formazione esperienziale. In quel periodo suonavo nei Mitokasamba, il format aveva l’ambizione di fare suonare i partecipanti fino a farli esprimere come orchestra. Mi si proponeva un incarico in cui avrei potuto unire la passione per la musica ed il lavoro. Il cuore scelse subito. 

Da allora collaboro con praticamente tutti Top Brand, con Direzioni di aziende incredibili… quelle che fanno parte della nostra vita. Quelle che ci accompagnano nei gesti quotidiani ed in quelli speciali. A me emoziona questa cosa. Soprattutto da allora ho avuto il privilegio di lavorare con oltre 400.000 professionisti da tutto il mondo. Pensa quanta energia. Quanto scambio di informazioni. Quanta empatia sperimentata sul campo. 

E’ un lavoro fatto innanzitutto di studio e sperimentazione. Di ricerca di codici comuni in linguaggi diversi. Musica, pittura, arti marziali, teatro, profili psicologici, analisi dei comportamenti di un team. occorre studiare, tanto. Sempre. Recentemente un cliente che mi conosce da anni mi ha chiesto da cosa ricavo tutta questa passione che mi fa agire come fosse una prima avventura. Ho capito che sono innamorato del mio lavoro e questo per i partecipanti. Amo sorprenderle con risultati inattesi. Amo spostare il  limite percepito: è fantastico come cambino i volti da quando salgo sul palco all’inizio, a quando aspettano di uscire dalla sala per salutare e ringraziare. Non parlo di ego ovviamente, ma della consapevolezza che molti sanno trasmetterti alla fine, è ogni volta un regalo.

Ecco cosa faccio nella vita: regalo esempi di un momento vincente, evidenziando comportamenti utili e non, lasciando un nuovo ricordo inaspettato delle possibilità che ci aspettano nel NON CONOSCIUTO.

Uso l’arte come linguaggio e non solo, diciamo che progetto esperienze.

Libri preferiti? Una biblioteca … i primi due fondamentali: Il Piccolo Principe di Saint Exupery ed Histoire de ma vie di Giacomo Casanova. Il primo lo conosci di certo e se non è così rimedia subito, OGGI STESSO!!!

Il secondo è la biografia di un uomo che ha amato intensamente la vita (non semplicemente il genere femminile come si può pensare) mettendo passione in ogni azione. Era anche persona di grande ingegno, che ha messo a disposizione delle sue avventure.

Grazie a mio padre ho conosciuto e mi sono perso nei viaggi di Carlos Castaneda, cito a memoria: “Il potere del silenzio”, “Una realtà separata”, “Viaggio a Ixtlan: le lezioni di Don Juan”. Poi “Jules e Jim”regalo con dedica di una volontaria ospedaliera con cui ho condiviso un periodo di grandi lezioni.

“Aspettando Godot” di Becket, che non mi è piaciuto eppure mi è stato così utile. Chiuderei con Hermann Hesse capace di emozionarmi fino a farmi capire percezioni che non riuscivo a definire. Siddharta, Narciso e Boccadoro, La cura…  Non posso dimenticare “Il profeta ” di Kipling.

Scendendo un po’ più in verticale nel mondo del lavoro credo che i primissimi libri mi abbiano assolutamente aiutato a trovare la mia strada.

Direi fondamentali Goleman e la sua “Intelligenza emotiva”, Dale Carnagie con “la Scimmia Nuda” (non parlatemi di San Remo per favore) o “Come trattare gli altri e farseli amici” titolo osceno per quello che è stato considerato un manuale di riferimento per anni per i grandi manager americani  , Antony Robbins probabilmente il più famoso motivatore al mondo, Richard Sennet col suo Insieme. “La vendita del valore business to business” di Riccardo Varriale che ho avuto il privilegio di vedere in azione più  volte. “Comunicare: introduzione ai processi psicologici della comunicazione” di S. Nuccio Leotta , “Role Playing ” di Sergio Capranico. Poi non posso dimenticare il periodo di “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony De Mello. Quindi “Il TAO del Management” di Bob Messing e per finire questa prima lista ” di pancia” direi ” Uno per tutti e tutti per uno: l’arte di lavorare in team” di Ken Blanchard.

Ho preso una certificazione per profili di personalità legata alla leadership ed alla collaborazione con il metodo Hogan: tra le altre cose calcola la Dark Side. Cioè come sono percepite le nostre abilità quando siamo in determinate condizioni (stress, noia, troppa confidenza, paura, etc etc). Il profilo è individuale e di team. Ed ho scoperto un mondo nuovo. Questo permette di creare esperienze realmente tarate su “quei partecipanti”. Affascinante. Il futuro sarà  sempre più di esperienze prodotte a misura di team.

 

Faccio tante cose, perché sono curioso: mi piace imparare e scoprirmi rinnovato. Sperimento in prima persona, studio e poi cerco i collegamenti con le realtà organizzative. Prima però devo vivere le difficoltà sulla mia pelle. Nei corsi sono l’anello mancante tra i super professionisti con cui collaboro ed il partecipante. Il mio compito di solito è introdurre nella metafora e difendere il metodo. Significa difendere l’operato dei nostri direttori.

Questo ha portato a sviluppare TANTI ME. Per ogni attività mi calo in un me differente: mi rendo conto suoni un po’ da dissociato, ma funziona. E’un po’ come il mestiere attoriale in cui ti immedesimi tanto da diventare il personaggio ( è una delle scuole di pensiero, e fa al caso). Diciamo che faccio il contrario: prima entro nella parte, poi creo la sceneggiatura. Prima di chiedere a perfetti estranei di fidarsi, devo conoscere la materia. Tanto e bene. E’un nostro dovere.

Non ho paura di essere deciso , a volte ho una maschera fin troppo seria. Me ne accorgo dai filmati.  E’in realtà pura concentrazione. Ed un problema agli occhi che mi fa soffrire di emicrania oftalmica davanti a fonti di luce importanti. Immagina lavorare su un palco che è innanzitutto luci puntate.  Questo è un punto di miglioramento importante.

Comunque… guidare delle esperienze ha delle responsabilità enormi, e non accetto facilmente interferenze. Collaborando con tutti i più bravi non capita quasi mai, e quando capita è motivo di crescita. Quando non è funzionale a migliorare il progetto, non lascio interferire perché di solito porta guai.

Il mio lavoro è speciale,  fatto di momenti che non dimenticherò mai. Espressioni, ansie, sorrisi, boati, silenzi, musica, forme, natura, comportamenti, risate, emozioni. La mia professione è speciale, perché è fatta di PERSONE. Ed è la mia vita. Sono io.

Il mio motto? ” Non perdo mai: o vinco o imparo” (cit. Nelson Mandela).